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Benvenuti!

 

 Il surrealismo in cucina. Libero accostamento, illogiche combinazioni per aprire un mondo concretamente impalpabile

Dopo tante indecisioni e tanta fatica per creare un blog con le caratteristiche che desideravo (il mio solito perfezionismo…), eccomi qui!

La cucina non comincia ai fornelli. Comincia quando scopri una ricetta, continua negli accostamenti e finisce a tavola. Nessun ingrediente è unidimensionale: ognuno toglie un velo o si nasconde a seconda di ciò che lo accompagna. Allora l’arte culinaria (in senso lato lato lato) diventa un gioco, dove non dobbiamo necessariamente esaltare, ma diventare semplicemente complici di quello che maneggiamo (e mangiamo!) 

Con questo blog vorrei accompagnarvi nelle mie scampagnate di gusto, dalla ricerca degli ingredienti, alla spesa, ai ristoranti, segnalando tutto quello che potrebbe tornarvi utile, se vi piace sperimentare. Perché è questo che io faccio: un pastiche
Copyscape

Gli impegni universitari mi hanno impedito di avvicinarmi in modo creativo ai fornelli, a parte qualche episodio che non ho potuto fotografare, ma che sicuramente ripeterò (muffin con cioccolato 75% e arancia ad esempio). Stamattina ho deciso di non dare peso a nulla se non alla mia voglia di cucinare. Sono una grande sostenitrice della kooking therapy. Cucinare mi permette di avere un angolo di mondo tutto mio, dove le mie dosi determinano l’armonia. Trovo un enorme piacere a scegliere gli ingredienti. Quello che amo in particolare dell’armeggiare in cucina è il fatto di accostare elementi radicati in contesti gastronomici ben determinati e precisi per farli sciogliere insieme, creare dalle basi più disparate un’armonia che culli e allo stesso tempo sorprenda. Soprattutto, raramente so dire che piatto ho intenzione di fare: mi metto a lavorare e in corso d’opera mi faccio prendere dall’ispirazione. Oggi sono partita da un pollo alla piastra all’orientale, ed eccomi a un cous cous! Il risultato di è stato molto apprezzato dalla mamma, ma soprattutto da me, il critico più severo e pretenzioso dei miei piatti!

Cous cous verde e giallo

  • 100 g di cous cous
  • 100 ml d’acqua
  • 100 g di carne di pollo
  • 100 g di fettine di manzo
  • 1 zucchina affettata molto sottile
  • semi di coriandolo (se non li avete vale la pena andare in erboristeria e acquistarne un sacchettino: hanno un sapore particolarissimo che adoro)
  • semi di sesamo
  • due o tre funghi shiitake (funghi dell’estremo oriente dal sapore delicato e dalle sorprendenti proprietà organolettiche); nel caso vi mancassero potete optare per dei chiodini, o comunque funghi nostrani dal sapore non troppo marcato
  •  uno spicchio d’aglio
  • mezza bustina zafferano
  • un cucchiaino di curry, non deve sentirsi molto, deve potersi intuire un retrogusto
  • un pizzico di timo
  • olio di sesamo o evo
  • consiglio per un tocco in più scegliete di usare un sale affumicato

 

Se usate i funghi (shiitake) secchi, metteteli in ammollo per mezz’ora in acqua tiepida e conservatela per la preparazione. Scaldate una padella antiaderente, meglio se un wok, senza mettere olio e mettete a tostare una manciata di semi di sesamo e di coriandolo, in modo che comincino a sprigionare i loro olii e profumi. Dopo due minuti versate due cucchiai di olio e mettere a soffriggere uno spicchio d’aglio. Aggiungete poi la carne tagliata a bocconcini e lasciatela colorire insieme ai funghi che avrete affettato. Salate.  Nel frattempo mettete a bollire l’acqua e salatela. Non appena bolle, spegnete il fuoco e mettete in cous cous in ammollo in modo che si gonfi (basteranno 4-5 minuti). Prima di versare il cous cous nel wok, aggiungete alla carne le zucchine tagliate molto fini (in modo che si insaporiscano in fretta e non rimangano dure) e una punta di curry. Aggiungete il cous cous, mescolate regolarmente e aggiungete lo zafferano. Il cous cous assorbe il fondo di cottura della carne, quindi allungate con l’acqua di ammollo dei funghi o acqua o brodo vegetale se vedete che non c’è umidità. Aggiustate di sale, macinate un pizzico di pepe e spolverate con il timo. Se il vostro commensale apprezza il piccante, potete concedergli alcune gocce di tabasco: ho potuto constatare che non altera il gusto complessivo del piatto. Vi assicuro che è da provare!

E’ ufficialmente autunno. Quando comincia a venire freddo e soprattutto a piovere insistentemente, spesso sento la necessità di contornarmi di calore: coperte, tè, gatti, zuppe, piatti caldi (magari qualche coccola) e soprattutto dolci appena sfornati. Nella mia mente il cake si associa più degli altri a questa stagione, sopperendo in modo eccellente alle mie carenze. Ispirata da questo e dai miei foodblog di elezione (Il pranzo di Babette, Fior di sale e Insieme a tè), mi sono messa a creare la cremosa pasta. La versione che vi propongo oggi ha delle note dolci, ma non stoppose, quasi romantiche. Mancando le fragole, necessarie per dare il tocco brioso che tira su il morale e non lo chiude alle mollezze della stagione, ho optato per una marmellata di fragole. Mentre cercavo in giro per l’angoliera il tocco in più, sono stata attratta e illuminata da dei fiori di camomilla. Ho sempre avuto simpatia per i fiori di camomilla, delicati come le margherite, ma caratterizzati da un profumo affascinante, che ritroviamo quando li beviamo in infusione. Sono quasi eterei.

 

Cake alle fragole e camomilla

Cake alle fragole e camomilla

  • 200 g di farina
  • 150 g di zucchero di canna (se ne può mettere di più, ma io non apprezzo la dolciosità estrema)
  • 2 uova
  • mezza bustina di lievito
  • 1 vasetto di yogurt bianco, va bene anche zuccherato.
  • 100 ml di olio (chi apprezza la vaniglia, apprezzerà l’idea di un olio alla vaniglia, preparando mettendo in infusione i semi prelevati da una stecca di vaniglia, e la stecca stessa, in 300 ml di olio caldo per un’ora. E’ molto interessante se usato per delle vinaigrettes alternative a condimento di insalate di pollo o crostacei)
  • 4 o 5 cucchiai di marmellata di fragole (provate anche la variazione marmellata di fragole con aceto balsamico: l’oro nero regala un sapore agrodolce niente male)
  • una manciata di fiori di camomilla
  • semi di papavero blu

Accendere il forno a 180°. In una ciotola mescolate la farina con il lievito. In un’altra sbattere le uova con lo zucchero e l’olio. Una volta ottenuto un composto omogeneo, aggiungere in questo contenitore la mescolanza di farina e lievito a pioggia, continuando a sbattere. Versare il contenuto del vasetto di yogurt e la marmellata. Per ultimo, i fiori di camomilla, tenendone da parte qualcuno per la guarnizione. La pasta deve risultare abbastanza liquida. Se così non fosse aggiungete dell’acqua in cui avete lasciato in infusione della camomilla, altrimenti va bene del latte. Imburrate una pirofila da plum cake e versateci il composto. Decorare la sommità con i semi di papavero e i fiori rimasti della camomilla. Infornare per 35-40 minuti (a scanso di pericoli, fate la prova dello stuzzicadenti).

Ispirata immancabilmente da Elle à table e dagli orizzonti che mi aprono le spezie, ho ideato questa ricetta curiosa. Merito di Elle è il metodo di cottura: il wok (sono rimasta stupita di quanto fossero morbidi). La cucina orientale ha un fascino avvolgente su di me, per via dei suoi colori, degli accostamenti e dei metodi di cottura. Non vi dico che gioia quando all’Ikea una mia amica ha deciso di regalarmi il wok: enorme padellone da cui escono piatti sempre riusciti. Ed eccoci, allora, alla ricetta (per due persone)

 

Zuppetta di calamari e gamberi con polvere cinque spezie

Zuppetta di calamari e gamberi con polvere cinque spezie

  • Dieci calamaretti
  • 300g di gamberetti o meno, se li prendete senza testa
  • zenzero fresco da grattugiare
  • curry, un pizzico
  • polvere cinque spezie un cucchiaino colmo
  • una patata non troppo grande
  • un pizzico di paprika o peperoncino rosso macinato
  • due bicchieri ti tè rosso Pu Ehr o brodo vegetale

Privare i calamari delle alette e della pelle esterna, lavarli e asciugarli su carta assorbente. Sbucciare la patata e tagliarla a piccoli tocchetti. Riempite un recipiente d’acqua e immergervi i pezzetti di patata. Quando l’acqua diventa torbida, scolare le patate e ripetere l’operazione, fino a che l’acqua non resta pulita. Non è un procedimento strettamente necessario (se avete fretta potete saltarlo), ma in questo modo la patata, perdendo l’amido, diventa più croccante. Mettere un filo d’olio in una padella e saltare la patata fino a che non si cuoce; poi continuare la cottura aggiungendo acqua oppure un bicchiere di tè rosso Pu Ehr. Scaldare abbondante olio di semi in un wok, grattugiarvi lo zenzero e aggiungere il curry e la polvere cinque spezie e fare stufare a fuoco basso. Dopo qualche minuto, aggiungete i calamari e lasciate sfrigolare per due minuti. Aggiungere i gamberetti e coprire con brodo vegetale, acqua o altro tè rosso. Lasciate cuocere per circa un quarto d’ora e aggiustate il sapore con un pizzico di paprika. Quando i liquido si sarà rappreso formando un sughetto, aggiungere le patate. Cucete per altri 5 minuti, in modo da insaporire le patate e non permettere loro di assorbire il sapore degli ingredienti. Servire in ciotoline.

Leggendo il meraviglioso blog di Acilia, ho tovato una ricetta terribilmente affascinante: la maionese al matcha. Ho trovato brillante l’idea di contribuire con le proprie idee per creare un mini-ricettario per questa emulsione. Così mi sono messa all’opera. E non credo proprio sarà il mio unico contributo…

Pasticcio di gamberi speziato Ingredienti per due persone:

 

  • Gamberetti 300g acquistateli possibilmente freschi e ancora con la testa,servirà per dare più sapore al piatto
  • Una patata bollita
  • Mezzo peperoncino fresco
  • Uno spicchio d’aglio
  • Zenzero fresco grattugiato
  • Un pizzico di cannella
  • Pepe macinato al momento
  • Foglie di coriandolo fresco (sostituibili col prezzemolo)

 

Accendete il forno a 160°.In una padella capiente soffriggere l’aglio e il peperoncino, mentre da parte si grattugia lo zenzero. Appena sfrigolano, mettere i gamberi in padella e farli saltare qualche minuto. Quando si saranno colorati e rattrappiti, toglierli dalla padella e separare il corpo dalla testa. Rimettete le teste sul fuoco, schiacchiandole, in modo da fare uscire il loro sugo. Fare insaporire il fondo di cottura mentre si pelano i gamberi. Rimettete anche i gamberi sgusciati in padella e coprite con lo zenzero grattugiato. Aggiustate il sapore con un pizzico di cannella e una manciata di pepe macinato fresco. Dopo qualche minuto di cottura, aggiungere la patata bollita tagliata a lamelle sottile: deve insaporirsi e non assorbire il sapore degli altri ingredienti. Basta un minuto. A questo punto trasferite il contenuto della padella in un mixer (attenzione: se non gradite l’aglio o il peperoncino, toglieteli poco prima di questa operazione) e frullate per qualche secondo, aggiungendo il coriandolo. Non deve diventare una crema, ma un composto grumoso. Riempire due stampini o una piccola pirofila col composto, infornare per 5 minuti, in modo che si formi una crosticina. Servire con la maionese al matcha.

Dopo un po’ di assenza dovuta a svariati impegni, rieccomi sulla scena con una ricetta dal risultato inaspettato. Ormai il tè sta diventando un vero e proprio ingrediente feticcio (prima era un feticcio e basta, ora è anche un ingrediente a pieno titolo), oggetto delle mie più disparate improvvisazioni. 

Mia primaria fonte di ispirazione è stato il sito di ricette Kusmi. Conoscevo la marca da tempo, avendone acquistato diversi prodotti (primo tra tutti il tè alla violetta) un po’ di anni fa. Non immaginate la mia gioia quando, passeggiando a Saint-Germain-des-Près ne ho visto la boutique. Ne sono uscita con un bottino decisamente lauto e una splendida shopping bag! Ma torniamo a noi. La ricetta dell’uovo marmorizzato stata ripresa esattamente uguale dal sito (a sua volta presa in prestito dal foodblog Du chant plein les casseroles), mentre quella del pollo è frutto delle mie rielaborazioni. Ho optato per un tè verde al gelsomino per via del suo sapore delicato e fiorito (perdonatemi il truismo!), che si sposa benissimo con la carne poco sapida del pollo. Da provare, ve lo consiglio!

 

Pollo al tè verde e gelsomino e uovo marmorizzato

Pollo al tè verde e gelsomino e uovo marmorizzato

Pollo al tè verde e gelsomino. Dosi per due

  • Due filetti di petto di pollo
  • 1 scalognopiù delicato della cipolla e del cipollotto, ma pur sempre aromatico
  • una tazza di tè verde al gelsomino (io ho usato quello del Mercato Equo e Solidale, molto profumato)
  • olio
  • sale affumicato o, in mancanza, il solito sale

Soffriggere lo scalogno in un po’ di olio, fino a che non comincia ad ammorbidirsi. Prima che cominci a dorare aggiungere due cucchiai di tè e farlo stufare abbassando la fiamma al minimo. Quando lo salogno avrà assorbito parte del tè, aggiungere i filetti di petto di pollo tagliati a bocconcini. Aggiungere qualche cucchiaio di tè e portare a cottura sempre con la fiamma al minimo. Salate il pollo. Quando il tè comincia a scarseggiare nella padella, aggiungerne altro. Effettuare gli ultimi minuti di cottura coprendo con un coperchio; una volta ultimata lasciare riposare una mezz’oretta (non è necessario, ma se avete un po’ di tempo di sicuro non fa male al sapore). 

Uovo sodo marmorizzato al tè neroDosi per due

  • 2 uova
  • 10 g di tè nero in fogliepreferibilmente di tipo Yunnan. Nel caso non lo troviate va bene qualunque tipo di tè nero, possibilmente affumicato o dal sapore forte e corposo
  • 2 cucchiai di salsa di soia
  • 1 pizzico di polvere quattro spezie [Si tratta di una mistura tipica cinese contenente anice stellato, cannella, chiodi di garofano e noce moscata. La si trova già pronta, non conviene farla in casa. Se vi manca, consiglio di usare un po’ di cannella in polvere, oppure nulla o una spezia a vostra discrezione]

Fate bollire l’acqua e adagiatevi delicatamente le uova, per fare in modo che non si rompa il guscio (nel caso, aiutatevi mettendole in un mestolo). Lasciate cuocere per 5 minuti, poi raffreddatele sotto l’acqua del rubinetto. Nel frattempo preparate il tè e aggiungetevi la salsa di soia e le spezie. A questo punto, con il dorso di una forchetta, picchiettate dolcemente il guscio delle uova, in modo che si formino delle crepe.Attenzione: i pezzetti di guscio non devono staccarsi dall’uovo! Immergete delicatamente le uova nel tè addizionato, abbassate la fiamma al minimo e fate cuocere per un’ora. Le uova resteranno morbide, elastiche e non si bruceranno! Una volta trascorso il tempo necessario, sgusciatele con cautela. Si tratta di uova aromatizzateper cui non hanno un sapore forte: solo qualche reminiscenza di profumi orientali. Resta il fatto che sono davvero scenografiche! Per un tocco in più: tagliarle in 4 parti e condirle con olio alla vaniglia. 

Uno dei colori autunnali che preferisco è sicuramente quello della melagrana matura: un rosso corposo e violaceo. Fin da piccola adoro questo frutto: mi ricordo che mio nonno ne aveva un albero nella casa a Bologna, e ogni volta che andavo da lui in questo periodo tornavo a casa con un cesto pieno. Mangiare la melagrana è un rito, un percorso a tappe che richiede tempo, aumentandone la piacevolezza. Così oggi, mentre facevo la spesa, ho notato uno degli ultimi frutti tra le cassette, un fucsia intenso che si stagliava nel verde. E ho deciso di metterne alcuni grani in una zuppa per due persone

 

  • 1 l di brodo vegetale (fatto in casa bollendo sedano, carota e cipolla)
  • 1 zucchina
  • 1 carota
  • 1 cipollotto
  • 1 spicchio d’aglio
  • 200g di carpaccio
  • 1 uovo
  • 2 cucchiai di curry giallo
  • 1 peperoncino rosso resco
  • latte di cocco
  • i chicci di mezza melagrana
Preparate in anticipo il brodo vegetale bollendo sedano, carota e cipolla in acqua salata. Ricavate dalla carne da carpaccio dei pezzi molto piccoli, in modo che possano agevolmente essere recuperati col cucchiaio. Lavate la zucchina e pelate la carota, poi taglialtele a strisce lunghe e sottili. In una padella fate soffriggere uno spicchi d’aglio in camicia (ovvero schiacciato e non privato della pellicina), il peperoncino tagliato fine e la parte bianca del cipollotto tritato. Quando cominciano a imbiondire, aggiungere un mestolo di brodo vegetale e fare stufare fino a che il liquido non si sia rappreso. A questo punto aggiungere le carote e dopo qualche minuto le zucchine e la carne. Spolverizzare con un cucchiaio di curry e, una volta terminata la cottura, aggiungere i chicchi della melagrana e spegnere il fuoco. Scaldare il brodo e aggiungere l’altro cucchiaio di curry avendo cura di mescolare bene. Stemprare con il latte di cocco, la quantità va a piacere. Rompere l’uovo in un piatto, sbatterlo con la forchetta e aggiungerlo al brodo mescolando energicamente, in modo che si formino dei filamenti, e non una frittata. A questo punto aggiungere la carne e le verdure e lasciare cuocere un minuto, in modo che gli ingredienti rimangano croccanti e la melagrana mantenga il suo gusto acidulo. Servire decorando, se vi aggrada, con la parte verde del cipollotto lasciata a bagno in acqua in modo che si arricci.

Muffin e matcha

I muffin direi che siano stati il primo dolce che ho cucinato in assoluto. Sono veloci e difficilmente riescono male. Non essendo particolarmente amante del burro, ho cercato di plasmare la ricetta seguendo il mio gusto. Le prove che ho fatto sono state numerose, corroborate dall’aiuto prezioso dei miei amici che vengono da me la domenica pomeriggio per un rilassante angolo british: tè e muffin. 

Il tè verde è un sapore delicatamente deciso, fragrante. Me ne innamorai la prima volta che mangiai il gelato al tè verde al Fujiyama, ristorante giapponese di Modena. Fu lì, anche, che cominciò a perseguitarmi la domanda “ma come mai quel gelato è così buono e il tè verde in bustina non ci assomiglia neanche per sbaglio?”. La risposta è semplice: MATCHA. Il matcha è una varietà di tè verde in polvere, usato in particolare nella cerimonia del tè, ma anche per insaporire piatti come la soba e il gelato. Dopo varie peregrinazioni, sono riuscita a trovarlo e me lo sono portato a casa. Ovviamente non è economico, ma, se avete la passione, la felicità di poterlo finalmente usare in casa adombra ogni altro pensiero. Se si vuole usarlo per fare il tè da cerimonia, bisogna anche acquistare il chasen, un buffo attrezzo di bambù che mi ricorda tantissimo i pennelli da barbiere di inizio novecento.

Passiamo ora alla ricetta per una decina di dolcetti! Prima partiamo con la base per i muffin, poi aggiungiamo il resto. La ricetta, perdonatemi l’iperbole, è di “mia creazione”. Ne sono molto soddisfatta perché i muffin riescono veramente soffici e leggeri.

  • 100 g di burro
  • 250g di farina
  • 125 ml di latte
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale
  • 100g di zucchero
  • 2 uova
  • 1 vasetto di yogurt bianco zuccherato, così non risulta troppo acido (io uso la crema di yogurt muller)
  • due cucchiaini di polvere matcha
  • qualche fiore di violetta essiccato (non avendo un sapore molto marcato danno un tocco di bouquet ai muffin esaltando il sapore del tè verde)
 

Accendere il fuoco a 180°. Sciogliere il burro in un tegamino a fuoco basso; una volta raffreddato, amalgamarlo con lo zucchero e il sale. In una terrina, sbattere le uova con il latte usando una forchetta o a frusta elettrica. Aggiungere il composto di burro e zucchero. Aggiungere lentamente la farina a pioggia, poi il lievito e continuare a mescolare fino a che non si ottiene una crema corposa. Infine, versare lo yogurt e mescolare ancora. Aggiungere la polvere i matcha e i fiori di violetta sbriciolati Se l’impasto risulta troppo corposo, allungare con un po’ di latte. Foderare lo stampo per muffin con i pirottini imburrati, versare l’impasto riempiendo ogni stampino per 3/4 (i muffin lievitano in forno) e infornare per 25 minuti. Per aumentare la libidine: servire preparando con una tazza di tè verde matcha e guarnire i muffin con una crema al cioccolato bianco (ottenuta sciogliendo 100g di cioccolato bianco in 100 ml di panna bollente).